È una cosa che ho sempre fatto quella di prendere appunti dalle poesie. Adesso l’ho applicata alla porcellana, però ricorre nella mia vita.
Quando devo realizzare un lavoro artistico su una poesia o un frammento, mi isolo. Questo mi rilega a Maria Lai perché lei, quando ero ragazzina, mi diceva: “Devi imparare a leggere le poesie, le devi leggere talmente tante volte che a un certo punto senti il ritmo delle parole. Non è importante che tu ti sforzi di capire il significato, i simboli, quello viene dopo”.
Probabilmente è come una musica, devi sentirla tante e tante volte finché ti entra dentro. E mi sembra che facendo questa cosa qui di scriverla lentamente faccio esattamente questo.
Ho trovato dei caratteri tipografici con cui scrivere, dei piccoli punzoni. Uno vede questa pagina e pensa che sia stampata e invece… è composta a mano, carattere dopo carattere su porcellana. È una scrittura molto lenta e trovo che si adatti alla poesia. Devi fare molta attenzione agli spazi tra un carattere e l’altro, calibrare la pressione, evitare che il segno si imprima troppo in profondità nell’impasto ancora fresco.
È un tempo bello, un po’ meditativo, in cui mi piace stare a lungo lavorando.
E poi la strappo come se fosse la pagina di un libro, in realtà la strappo da tutti i lati, mi piace che sia irregolare da tutti i lati e poi la rilego con la tecnica giapponese, con filo d’argento.
La poesia di Dacia Maraini “Ho sognato di volare” per ora non l’ho ancora scritta tutta, ma vorrei farlo. Ne ho estratto dei frammenti, poche parole. Li ho inseriti in cassette di legno e poi ho creato una barriera, in questo caso di seta, altre volte in tessuto d’ottone. Volevo lavorare sulla trasparenza, ma non ero convinta che il vetro potesse funzionare e quindi ho pensato di bucare questa specie di filtro, di membrana, come se fosse rotto da un becco. Mi dà l’idea di aprire un varco in questa cosa che è chiusa… come se fosse una nascita.
Mi sono ispirata anche alle poesie di Adonis, Emilie Dickinson, Nazim Hikmet, Bertolt Brecht. Mi sono ripromessa di ri-scrivere una poesia bellissima di Hikmet sugli alberi, sugli ulivi, dove dice: non piantare gli ulivi né per te, né per i tuoi figli, ma per il mondo che verrà.