Le mappe infatti rappresentano Roma, anche se avevo cominciato già a Torino a realizzarle, ma non come adesso.
Ultimamente ho collaborato con il dipartimento di design della Sapienza che ha un Fab-Lab molto attrezzato. Abbiamo approfondito bene la mappa di Roma ampliandola, in modo da avere quasi tutti i quartieri principali.
Tutto comincia con un’incisione su legno realizzata con il laser che riproduce la struttura reticolare delle vie, i perimetri esterni delle case, la forma sinuosa del fiume. Stendo su questi modelli di legno la pasta di porcellana fresca, che viene tirata su, fino ad assumere la forma di un piccolo foglio.
Creo delle tessere di forma quadrata, come se fossero tessere di mosaico, in porcellana Limoges bianco avorio. In alcuni casi coloro l’impasto con gli ossidi. Il blu cobalto, ossido di ferro per fare il nero e bianco, color cobalto e nero. Uso molto il grigio, un punto di grigio preciso, caldo, che mi faccio fare apposta. Mi crea una base neutra su cui lavorare perché bianco su bianco non rende visibile la preziosità, non fa uscire l’oro. Invece questo punto di grigio s’illumina con l’oro. Mi piace l’effetto. E quindi la gamma di colori che uso sono il grigio che tende leggermente al tortora, il bianco, l’oro, il nero e il blu cobalto.
Per luoghi molto riconoscibili come il Colosseo, l’isola Tiberina, pezzi del Tevere, Castel Sant’Angelo utilizzo l’oro zecchino.
L’oro non arriva alla fine, entra nella materia quando è ancora vulnerabile.
Mi piace far assomigliare la porcellana alla carta. Le mappe le strappo, la porcellana si presta. Quando è ancora fresca vengono tagliate le tessere facendo in modo che i bordi non siano troppo netti. Taglio e poi strappo, in modo che non ci sia il segno della lama.
Tutti i tasselli vengono messi in forno ad alta temperatura. Trovo interessante che in cottura si trasformino. Una volta estratti li compongo. Per dare movimento all’insieme nella cassetta in legno che li contiene sono posizionati, secondo altezze diverse. Devo fare dei buchi con il trapano perché sono montati su semplici spilli.
È interessante perché se illuminata bene la mappa a tasselli crea delle ombre diverse.
L’ultima mappa che ho fatto, che è stata esposta in una Galleria di Prati, a Roma, è la prima opera grande, 1 metro X 1 metro. Non ha la profondità, non ha la cassetta. È una semplice cornice aperta e devo dire che mi piace che non sia incassata, perché ha un’apertura, che la rende più ariosa. E forse potrebbe essere una nuova strada.
Mi piace l’idea che le mappe siano composte di frammenti, che poi io ricompongo in modo casuale, così come è casuale anche l’orientamento.
Le mappe si leggono con facilità, parlano. Le so leggere, ma non le interiorizzo. Sono completamente priva di senso dell’orientamento. Magari mi piace l’idea di perdermi!