A Torino ho frequentato il liceo classico, perché nella mia famiglia non si poteva prescindere. Mi sono laureata in architettura al Politecnico per avere una formazione più strutturata. Comunque non volevo fare l’architetto. Già sapevo che non l’avrei mai fatto. L’ho sempre saputo.
A tre anni e mezzo giravo per casa con un barattolo pieno di colori. Disegnavo e non parlavo. I miei cugini mi odiavano perché non partecipavo ai loro giochi.
Ho avuto una maestra d’eccezione, Maria Lai, dalla quale sin da piccola ho appreso molto sulla composizione, sul disegno, sulla ceramica.
A vent’anni ho cominciato a lavorare in parte in Sardegna e a Roma, anche se allora abitavo ancora a Torino. Venivo e realizzavo delle piccole mostre.
Il mio percorso nel sistema dell’arte si è interrotto e stato allora che, dopo un po’ di tentativi è uscita fuori questa idea di creare gioielli. Per un motivo molto pratico mi permetteva di fare delle cose piccole. Quindi avere un laboratorio piccolo, gestibile e potermi spostare agevolmente, da sola.
Mi sono strutturata, sono diventata impresa individuale. Ho fatto dei corsi, li ho sempre fatti, così ho perfezionato le mie capacità tecniche. Ho cominciato a lavorare per i negozi, ho fatto le fiere di settore. Ho cercato di rendermi più professionale possibile.
Però, adesso non mi basta neanche più quello, non mi è mai bastato, perché l’idea era quella di passare attraverso il gioiello e quindi acquisire le tecniche, la conoscenza profonda di una o più materiali, per poi fare altro. Però questo altro di fatto poi, non ho avuto lo spazio per farlo.
Poco prima di compiere cinquant’anni ho pensato: è arrivato il momento. E adesso la mia ricerca artistica comincia a prendere forma.
L’arte può essere tutto, anche qualcosa di immateriale. Bisogna avere bene presente che la materia è un veicolo, altrimenti uno perde un po’ l’idea di che cos’è un lavoro artistico. Il nucleo è quello che ci mette in comunicazione come esseri umani. Noi guardiamo l’opera. Il punto è se ci parla. L’importante non è la cosa in sé, quello che rimane è l’energia che si è creata, ma rimane anche tra le cose che non ci sono più. Per questo penso che dobbiamo staccarci dall’oggetto fisico.